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Motta di Livenza 1917-1918 L’inizio e la fine dell'occupazione Austro-Ungarica N.B. La proprietà intellettuale di testi e foto è del sito www.mottadilivenza.biz è vietato quindi l'utilizzo anche parziale di tale materiale se non autorizzati. |
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A volte le memorie riaffiorano dalle nebbie del nostro cervello perché stimolate da qualcuno o da qualcosa a volte invece lo fanno con l’anniversario di una data poiché è con essa che gli eventi vengono memorizzati. Il 4 novembre 1918 segna per la nostra terra la fine della più tragica guerra che ha devastato il nostro popolo. A memoria di chi ha combattuto e dato la vita per la nostra liberà dedico questa pagina, nel 90° anniversario dalla fine del primo conflitto mondiale.
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| L’Inizio | Foto | La Fine | ||
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Dopo la disfatta di Caporetto con lo sfondamento del fronte da parte degli austroungarici schiere di soldati italiani spesso senza ordini precisi indietreggiarono sbandati opponendo solo una minima resistenza all’avanzata nemica. Ecco come i bollettini o “bullettini” del tempo narravano gli eventi.
“Data la scarsa difendibilità del Tagliamento, attualmente in magra, abbiamo ripiegato la nostra linea verso la Livenza. Il ripiegamento, efficacemente protetto a nord dalle truppe di copertura e a sud da retroguardie, ha potuto compiersi ordinatamente. Nella giornata d’ieri e nella notte scorsa velivoli e dirigibili hanno bombardato ripetutamente e con molta efficacia forze nemiche intente al riattamento dei ponti, e al passaggio del Tagliamento. Quattro aeroplani avversari vennero abbattuti dai nostri aviatori.” CADORNA.
“Nella giornata d’ieri è proseguito il ripiegamento della nostra linea. Il movimento di grossi ha potuto compiersi indisturbato. Le truppe di copertura, con numerosi combattimenti, valorosamente sostenuti, tra le colline di Vittorio e la confluenza del Monticano nella Livenza , hanno ritardato l’avanzata dell’avversario. I nostri aviatori, vincendo l’accanita resistenza degli aerei nemici, rinnovarono i bombardamenti delle truppe avversarie sul Tagliamento. Risultano abbattuti 5 apparecchi nemici.” CADORNA.
“Le truppe continuano ad affluire e ad afforzarsi sulle posizioni prescelte per la resistenza. Le retroguardie e i reparti di copertura proseguono valorosi e instancabili a trattenere l’avversario.” DIAZ.
“…La scorsa notte cinque nostri dirigibili hanno efficacemente bombardato i passaggi sul Tagliamento a Latisana e a Motta di Livenza e le truppe nemiche in movimento sulle vie di accesso al fiume. DIAZ. I bollettini che erano redatti dai generali allora al comando danno un’idea distorta di quello che stava accadendo. Vogliono quasi far sembrare che tutto sia sotto controllo oserei dire quasi programmato. Luigi Gasparotto nel suo “Diario di un fante” narra le gesta eroiche del nostro esercito e le infamie commesse dal nemico.
Molto più obiettivo a mio parere, il nostro Padre Ludovico Ciganotto che, seppur di parte, racconta lo sbando totale del nostro esercito. Dell’invasore altresì scoprirà il lato umano.
Fu proprio in una di queste esplorazioni notturne che il soldato Giovanni Bussi, in ritirata col suo battaglione, rischiò la vita.
“Verso le quattro ci rimettiamo in marcia anche noi per arrivare sul Livenza, arriviamo alla sera a Motta di Livenza e lì passeremo la notte. La mia compagnia è ferma vicino al Camposanto e i soldati riposano lungo il muro di cinta. Nella notte, verso l’una, arriva uno Zeppelin e butta giù tre bombe che colpiscono il muro di cinta e uccidono quattro soldati. Io quando l’ho visto arrivare sono entrato con due miei compagni nell’interno e li abbiamo trovato una tomba aperta, siamo scesi dentro per ripararci, così se la sorte toccava a noi eravamo già a posto.”
L’inizio dell’invasione è così segnato, gli italiani in ritirata verso il Piave marciano veloci ma nei loro occhi c'e' lo sconforto di chi lascia le proprie terre e i propri cari in mano al nemico. Nell’anno dell'invasione i Mottensi, come tutte le popolazioni occupate subirono i soprusi e le angherie degli occupanti, ci saranno però anche momenti di solidarietà tra soldati e popolazione, solidarietà comune tra persone ormai devastate nel fisico e nell'animo dalla guerra. La nostra città ha la fortuna di avere un diario scritto da Padre Luigi Ciganotto durante l'anno della fame. Consiglio di leggerlo per conoscere tutti i dettagli di quei 12 interminabili mesi alla fine dei quali gli italiani tornarono in possesso delle loro terre. Per questo motivo trovo inutile e ripetitivo narrarvi i fatti di quel periodo giorno per giorno, lascio spazio dunque alle foto.
Soldati AU in un caffé di Motta di Livenza
Soldati AU in Piazza 1 - Da Piazza Luzzatti verso Piazza Predonzani
Soldati AU in Piazza 2 - Da Piazza Luzzatti verso il "Toresin"
Feriti AU nel Santuario della Madonna adibito ad uso Ospedale
Soldati AU - Costruzione di un nuovo ponte sulla "Livenzetta"
Il Ponte sulla Livenzetta distrutto dal nemico in ritirata
Il Ponte sulla Livenzetta all'altezza di Piazza S.Rocco
Soldato Italiano in posa davanti al Ponte distrutto
Il Ponte sulla Livenza
Soldati AU - Borgo Aleandro verso il "Toresin"
Soldati AU con carri di rifornimenti
Borgo Aleandro con Bersaglieri Italiani
L'offensiva dei nostri sul Piave si infila come una lama nel corpo ormai stanco del nemico. Gli austroungarici non reggono più lo sforzo bellico di una guerra così lunga e logorante e indietreggiano in modo ordinato cercando, ormai consci della fine, di accaparrare tutto il possibile. La ritirata e' metodica, controllata, i reparti devono portarsi sulla linea della Livenza. Su questa linea verrà fatta della resistenza al solo scopo di proteggere il ripiegamento delle armate come ci descrive il Feldmaresciallo Iwanski.
Il Gasparotto, con l'enfasi che contraddistingue il suo diario, vede le operazioni dal versante opposto.
DIAZ.
Le defezioni nelle file austro-ungariche di reparti cecoslovacchi erano frequenti. Chi veniva scoperto non veniva fatto prigioniero ma veniva fatto impiccare all’istante. I cecoslovacchi avevano ambizioni indipendentiste ed antimperialiste non volevano quindi combattere per gli Asburgo. Nel 1918 tra i reparti italiani ce ne era anche uno di legionari cecoslovacchi.
“…Le divisioni di cavalleria, annientate le resistenze nemiche sulla Livenza e ristabiliti i passaggi, marciano al Tagliamento”. DIAZ.
“La guerra contro L’Austria-Ungheria che sotto l’alta guida di S.M. il Re – Duce Supremo – l’Esercito italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse, ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta.” DIAZ.
L’Italia pagò non poco il prezzo della guerra, tra i militari ci furono più di 650.000 morti, circa 1 milione di feriti più o meno gravi e 600.000 dispersi. Motta di livenza ha pagato il suo prezzo con 166 caduti senza contare le vittime civili. Per conoscere i loro nomi clicca sul link qui sotto: Questa pagina come già premesso vuol essere un omaggio a tutti i caduti della grande guerra. Le notizie sono state trascritte da libri o bollettini ufficiali che ho raccolto in questi anni. Ho preferito concentrare le mie ricerche sui primi giorni e gli ultimi di occupazione, tralasciando di narrare l'anno di occupazione poiché esistono diari, tipo quello del Ciganotto, che raccontano in modo esaustivo tutto quello che accadde. Un pensiero particolare va a Delfino Borroni, morto proprio in questi giorni (26-10-08) a 110 anni appena compiuti, era l’ultimo reduce italiano della Grande Guerra e l’ultimo cavaliere di Vittorio Veneto. Un ultimo pensiero va anche ai miei nonni che quand’ero giovane mi raccontavano della loro infanzia sotto il dominio Austro-Ungarico:
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