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L'Aerocampo di Motta di Livenza nella prima guerra mondiale N.B. La proprietà intellettuale di testi e foto è del sito www.mottadilivenza.biz è vietato quindi l'utilizzo anche parziale di tale materiale se non autorizzati. |
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PREMESSA
Quando nell’agosto 1914 scoppiò la prima guerra mondiale non esistevano aerei destinati ad uso militare (nonostante le esperienze belliche italiane in Libia nel 1911-12 con il primo impiego militare di velivoli) ed in realtà i comandi militari erano scettici che tali apparecchi avessero potuto trovare applicazioni pratiche per scopi bellici. Durante i primi mesi di guerra aerei di entrambe le parti furono mandati sopra le linee nemiche per riferire, in funzione di ricognitori, sostituendo la cavalleria diventata oramai incapace di svolgere questo compito a causa della guerra di posizione, i movimenti delle truppe nemiche o per verificare se la propria artiglieria avesse centrato o meno obiettivi militari. In un secondo momento questi “osservatori” cominciarono a portarsi dietro pistole e fucili ma solo nel 1915 con l’introduzione della mitragliatrice sugli aeroplani questi ultimi diventarono delle vere e proprie macchine da combattimento. Molti furono i giovani che affascinati da queste macchine volanti intrapresero gli studi per diventare piloti, questi giovani diventarono i primi “cavalieri del cielo”.
STRUTTURA DEGLI AEROCAMPI AUSTRO-TEDESCHI I campi di aviazione austro-tedeschi in corrispondenza del fronte del Piave che si erano stabiliti per la maggior parte tra Tagliamento e Piave erano una trentina circa, ognuno dei quali aveva un numero variabile di hangars a seconda della grandezza e dell’importanza strategica del campo. Gli hangars che generalmente erano di tela, a forma semicircolare e della capacità normale di un apparecchio, erano disposti in file poco distanti tra loro e solo successivamente per ridurre gli effetti dei bombardamenti italiani furono distanziati gli uni dagli altri. L’AEROCAMPO DI MOTTA DI LIVENZA A Motta di Livenza sono stati contati 21 hangars in tela disposti sul perimetro del campo di atterraggio al centro del quale era disegnata una grande T che orientava i piloti durante l’atterraggio. Nell’angolo a sud-ovest, posti a difesa del campo stesso erano stati piazzati due pezzi di artiglieria antiaerea. Nell’aerocampo erano dislocate le compagnie aeree:
Le squadriglie “J” erano squadriglie da caccia mentre le Flik “D” e “K” erano squadriglie da ricognizione sottoposte a divisioni e corpi.
La foto a sinistra scattata intorno agli anni '40 mostra la zona dell'aerocampo di Motta di Livenza. In arancione l'aerocampo durante la prima guerra mondiale; il campo continuava la sua estensione verso NE costeggiando la strada statale Postumia, nella foto segnalata in verde, che porta verso Annone Veneto. Durante la seconda guerra mondiale l'aerocampo perde la sua funzione militare e diventa una pista di atterraggio secondaria per piccoli apparecchi (zona rossa). In azzurro il corso del fiume Livenza. Nella ricognizione alleata del 24/03/1918 furono notati 16 apparecchi al suolo presumibilmente appartenenti alle squadriglie sopra segnalate. AEREI CADUTI NEL TERRITORIO MOTTENSE Il territorio mottense era un’area molto trafficata dal punto di vista aereo, nei cieli mottensi infatti non era raro vedere duelli aerei tra gli assi volanti, spesso il combattimento avveniva uno contro uno una sorta di combattimento all’ultimo sangue dove non sempre ne usciva vincitore il più bravo dei due. Che a Motta ci siano stati numerosi combattimenti lo testimonia il fatto che tra i rapporti di volo del tempo troviamo molti abbattimenti in zona Motta. Nella tabella qui sotto sono riportati i velivoli austroungarici abbattuti dagli alleati nel mottense:
(*) Numero di velivoli nemici distrutti di cui è stato confermato l’abbattimento. GLI ASSI DEL CIELO L'asso del cielo è un aviatore militare a cui e' stato accreditato l'abbattimento di cinque o più aerei nemici. Il termine "asso" è nato nella I Guerra Mondiale, quando i giornali francesi descrissero come il quinto asso (per asso francese)l'aviatore Pègoud dopo aver abbattuto cinque aeromobili tedeschi.
Tra i molti assi del cielo che vi sono stati in entrambi gli schieramenti ne ricordardiamo due che hanno segnato il loro passaggio qui a Motta di Livenza; sono il tenente Ernst Strohschneider ceco ed il maggiore William George Barker canadese. Ernst Strohschneider
William George Barker
Nel Natale del 1917 Barker, Hudson e un terzo pilota volarono fino all’aeroporto di Motta su cui lanciarono un grande cartello con scritto: "Ai Corpi Aerei Austriaci dall'RFC britannico, con tanti auguri di buon Natale". Poi mitragliarono con proiettili incendiari Buckingham gli hangar, dando fuoco a numerosi aerei e uccidendo una dozzina di nemici tra piloti e meccanici. Tornati alla base di Istrana, convinsero il personale di terra a riparare gli aerei senza far cenno a quell’attacco non autorizzato. Ma i giorni intorno a Natale erano tradizionalmente ispirati ad una tregua non scritta e alle otto del mattino seguente gli austriaci lanciarono un rabbioso quanto disordinato attacco. Avvistati per tempo, i nemici vennero accolti dalle mitragliere antiaeree inglesi pronte a difendere l’aeroporto che, al termine della battaglia, non riportò gravi danni. Quando il comando dei Royal Flying Corps venne a conoscenza dell’intera storia, decise di non punire Barker e gli altri autori dell’attacco: ma non se n'è persa memoria e nel racconto "Le nevi del Chilimangiaro" Hemingway accenna all'evento trasformandolo, nella finzione letteraria, in un attacco natalizio da parte di Barker a un treno di ufficiali germanici in licenza.
Barker mitragliò a Motta gli hangar della FA 204
, unità tedesca di base in quel campo di volo . Data la peculiarità del fronte italiano, Barker si distinse nell’abbattimento dei palloni d’osservazione: un’occupazione molto rischiosa, in cui lui e il suo gregario preferito, Harold Hudson, divennero ben presto maestri. Hudson si dedicava a mitragliare le difese antiaeree, mentre Barker puntava ai palloni. In questo modo abbatterono molti Drachen. Partecipò a numerosi attacchi ed il suo “bottino” giorno dopo giorno aumentava in maniera impressionante. Il 9 agosto 1918 a bordo di un aereo italiano, sorvolò le linee austriache per paracadutare un agente italiano, Alessandro Tandura. Dopo il lancio proseguì bombardando con successo alcuni obiettivi austriaci, mascherando così il vero scopo della sua missione (fonti britanniche parlano di un velivolo Bristol Fighter utilizzato). Dopo questi avvenimenti sul fronte italiano venne trasferito su quello francese e nella sua unica missione di combattimento, il 27 Ottobre 1918, mentre pattugliava le linee da solo con il suo nuovo Sopwith Snipe, si imbatté nello Jagdgeschwader 3 al completo, forte di circa sessanta caccia. In un'epica battaglia Barker abbatté quattro avversari. Ferito ad entrambe le gambe e a un braccio, riuscì comunque a tornare oltre le linee francesi, precipitando rovinosamente e rimanendo incastrato nel piccolo Snipe, il cui naso era piantato nel suolo. Barker, rimasto incosciente per molti giorni nell’ospedale di Rouen, riceverette telegrammi di complimenti dal Re, dal Principe di Galles e da Lord Hamilton. Per questa azione, unica nella storia, il 20 novembre 1918 William George Barker fu insignito della Victoria Cross. Dopo la guerra Barker è tornato in Canada a suo attivo aveva abbattuto ufficialmente 50 tra aerei e palloni avversari quasi tutti sul fronte italiano.
I PILOTI DELLA FLIK 61/J E FLIK 42/J E I LORO AEREI
ALTRI PILOTI DELLA FLIK 61/J E FLIK 42/J
Nella foto qui sotto, dall’ identificazione personale sulla carlinga, si possono chiaramente distinguere i primi due Albatros, il primo quello di Strohschneider ed il secondo quello di Gräser.
Fonti e siti internet consultati: “Aerocampi Austro-Tedeschi sul fronte del Piave” di I.Azzalini – G.Visentin – D.Uliana (fonte primaria libro di Meindl) "Austro-Hungarian Aces of World War 1" di Christopher Chant http://www.feudal.cz/ per i modellini di aereo http://www.theaerodrome.com/ per le informazioni sugli abbattimenti, le foto degli aviatori e informazioni varie Ringraziamenti Ringrazio l'amico Dino Uliana per l'appoggio che mi ha dato, la sua esperienza nel settore mi ha aiutato a ricavare informazioni fondamentali per la realizzazione di questa pagina.
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