Correva l'anno...


Articoli di vecchi giornali che narrano le vicende del nostro paese.

 

 

 

 

 

 

 

L'Illustrazione Italiana

18 ottobre 1885

per gentile concessione di Massimo Stefenato

L’ILLUSTRAZIONE ITALIANA anno XII n°42 – 18 ottobre 1885

LA FERROVIA TREVISO-ODERZO-MOTTA.

Ecco una nuova ferrovia delle rete Adriatica che ricongiunge antichissimi paesi romani con Roma capitale; Gli scavi fatti per costruire la strada rimisero al sole dei ruderi sepolti da molti secoli, e proprio dirimpetto la stazione di Oderzo si scopersero delle urne, e se ne vede ancora uno strato nella breccia, che invita gli antiquari a proseguire le ricerche.

Opitergio è citato da Tolomeo, Strabone, Plinio, Lucano, Tacito, Cesare, Tito Livio e Quintiliano. Ha una storia oscura di stragi, di devastazioni, di saccheggi. Il suo terreno ineguale è sparso di cumuli di rovine; dove si trovano marmi e mosaici, statue, bronzi; armature, anelli, monete, medaglie e iscrizioni in gran numero, che profittano agli scalpellini, i qua1i le impiegano nelle case nuove, distruggendo le antiche memorie. Questa ferrovia e quella di Mestre - San Donà - Portogruaro fanno correre le locomotive del mondo moderno sul terreno d'un mondo antico quasi scomparso, fra gli spettri delle città distrutte di Opitergio, Altino, Concordia, Aquileja.

Si parte dalla stazione di Treviso e attraversata la strada provinciale che conduce a Mestre, si passa fra il verde dei pioppi e dei salici che sorgono in riva al Sile, si attraversa il fiume sul ponte di pietra e poco dopo si abbandona la linea Treviso - Udine e si volge a diritta sul nuovo tronco. I dintorni della città sono ombreggiali da alberi e abbelliti da giardini e ruscelli. La campagna è una vasta pianura, che s'innalza leggermente -dal mare alle Alpi, quasi egualmente distanti. L'aspetto del territorio è monotono, sono terre di buona qualità, mediocremente coltivale. Il granoturco domina dovunque, fra filari di gelsi male educati, e di viti maritate agli aceri, e denudate dall'infame peronospora. Le stazioni di Spercenigo, San Biasio e Fagarè si succedono e si rassomigliano, senza che l'occhio trovi un sito ameno da riposarsi. Ma ecco il fiume-torrente Piave, che si presenta col bianco letto di ghiaja, sparso di isolette d'un verde glauco pei rigogliosi boschetti di vimini, frastagliali da capricciose correnti d'acqua trasparente, che s'incrociano e si suddividono come una rete. Dall'ampia spianata aperta del fiume fra le campagne si scorge da lontano il panorama delle Alpi, con una serie pittoresca di colline, fra le quali spicca il devastato Montello, spogliato della sua foresta secolare. Il ponte di ferro che attraversa il fiume è l’opera più rimarchevole di questa ferrovia. È lungo 260 metri. Le pile sono alte 7 metri e 80 centimetri, e portano una travata metallica in forma di galleria alta 6 metri e 12 centimetri, cosicché 1'altezza totale del ponte è di 13metrie 92 centimetri. Le travate di ferro furono costruite dalla fonderia Rocchetti di Padova. Questo ponte della ferrovia si appoggia sopra piloni di pietra, e sulle testate medesime del ponte pei carri e pedoni, che lo fiancheggia, sostenuto da colonne di ghisa. Il paesello di Ponte di Piave, sulla riva sinistra del fiume, ha molte belle abitazioni ed è circondato da fertili terreni, con una popolazione intelligente e laboriosa:. Dopo una fermata a Rustignè si giunge a Oderzo, la cui stazione è collocata davanti le prime case del paese.

Oderzo non è più la città che fu residenza del Re Luitprando, e sede di potenti magistrati e di ricchi cittadini. Il suo territorio appartiene in gran parte a ricche famiglie veneziane che ne ricavano le rendite. I dintorni sono abbelliti da dimore signorili: A San Polo si ammira la magnifica villa dei conti Papadopoli; a Colfrancui il parco Galvagna, con boschetti pittoreschi che si specchiano nelle acque azzurre della Lia, sulle cui rive verdeggianti sorgono delle mura e delle torri coperte di lapidi, urne, busti e bassorilievi trovati negli scavi.

Uscendo da Oderzo il terreno discende leggermente, le acque scorrono abbondanti, i boschi di pioppi e di salici chiudono l'orizzonte, la campagna è verdeggiante, ma piuttosto malinconica. Davanti la stazione di Gorgo la villa del senatore conte Revedin sorge sul Monticano, e si vedono sparse qua e là per la campagna le nuove case coloniche, erette dalla fondamenta da questo ricco e benemerito proprietario, dove prima sorgevano dei poveri tuguri, coperti di paglia. Finalmente si giunge a Motta, dopo di aver percorso i 34 chilometri circa di questa nuova ferrovia. Motta è collocala sulla Livenza, dalla quale partono le grosse barche a vela dirette per Venezia. Anticamente il ponte sulla Livenza (pons Liquentiae) univa la via di Concordia, e poneva in comunicazione la Postumia coll'Emilia Altinate: è Paolo Diacono che lo dice. Adesso si passa il ponte per visitare la Pinacoteca lasciata da Antonio Scarpa, il quale, nato nel 1747 in questo angolo romito del mondo, divenne direttore dello studio medico di Parigi, e chirurgo del 1° Napoleone. Fu amico e collega di Alessandro Volta, e professore alla Università di Pavia, ove fornì il gabinetto anatomico di pregevoli preparati. Morì nel 1832, volle essere sepolto nel paese nativo, ove adesso si trovano raccolti i quadri che adornano 1a galleria appositamente eretta dagli eredi. La ferrovia, prima di passare la Livenza, si ferma a Motta… davanti un cancello di legno. Questo non sarà certamente il suo termine definitivo. Se si vuole una buona strada strategica per là difesa dello Stato, bisogna prendere una scorciatoja e andare a Casarsa. Se si preferisce ritornare sulle traccie del mondo antico scomparso, bisogna raggiungere la la linea di Mestre - San Donà - Portogruaro: Il necessario prolungamento di questa linea dipenderà dalla iniziativa della provincia, e dalla previdente vigilanza del signor Ministro della guerra. O lo spirito nazionale ci spingerà a raggiungere prontamente la frontiera dello Stato, o il sonno dell'indolenza ci condurrà lentamente a ricalcare le terre dei morti!

Questo tronco di ferrovia inaugurato il 12 settembre, fu generalmente applaudito. Tutte le stazioni, i caselli, i manufatti hanno un' armoniosa uniformità, che accoppia l'aspetto della solidità ad una semplice eleganza. E opera d' un esperto costruttore (l'ingegnere Gaetano Zorzetti), al quale si devono altri lavori ferroviari condotti con sapiente perizia. Con nuovo e plausibile esempio la festa inaugurale fu solennemente celebrata a spese private. I comuni e la provincia non vollero aggravare i contribuenti con questa spesa di lusso. Una spontanea tassazione di. cittadini di Treviso, Oderzo, e Motta fu sufficiente per un lauto banchetto di 120 persone circa, per pagare la musica, i rinfreschi, i fuochi d'artificio, e la fiaccolata. Un comitato, scelto fra gli egregi giovani di Motta, per rappresentare i soscrittori, invitò i deputati del collegio, il Prefetto, le autorità; e diresse con squisita garbatezza questa festa spontanea e cordiale. nella quale non c'era d'ufficiale che la bandiera tricolore, e i pennacchi dei reali carabinieri. Gli onorevoli Luzzatti, Gabelli, e Visconti-Venosta intervennero al banchetto, e furono festeggiati. Non si fecero che i brindisi indispensabili. Il Prefetto con assennati auguri ; il Sindaco con perfetta cortesia; il rappresentante il comitato con gentile cordialità. Non vi furono discorsi politici, né vini malsani due eccezioni meravigliose alla regola. Il banchetto ebbe luogo nelle scuole del Comune, e riuscì una vera lezione, non premeditata, ma evidente, che voleva dire: - I censiti paghino le opere pubbliche; le feste e i banchetti li paghino i cittadini che vogliono e possono divertirsi. E che la politica ci lasci in pace… almeno all'ora del pranzo. (A. CACCIANIGA).

 

La Tribuna Illustrata

Domenica  11 LUGLIO 1909

UN SUPERSTITE DELLO SPIELBERG

Fra i reduci dell’epopea nazionale, creati cavalieri della Corona d’Italia in occasione del cinquantesimo anniversario del 59, pochi, e forse nessuno, può gloriarsi di uno stato di servizio patriottico pari a quello di Michele Carretta, da Motta di Livenza (Treviso), che qui riproduciamo da una recentissima fotografia.

Nato nel 1823, è occorso che questo prode non si spegnesse prima degli 86 anni, perché le sue benemerenze patrie avessero un pubblico attestato di riconoscimento!Soldato nell’esercito austriaco fu fra i primi a passare fra i militi della causa nazionale, e nell’eroica difesa di Venezia, scrisse da prode la sua pagina più gloriosa. Il 25 maggio 1849, quando già si era distinto in più scontri, rimase gravemente ferito a Marghera, e per oltre quattro mesi dovette trascinarsi con le grucce, mentre gli fregiava il petto la medaglia d’argento di Daniele Manin al valore militare. Ristabilitosi appena, corse dove più ferveva la pugna ed a Cavanella di Arzene una nuova meno grave ferita riattestò il suo culto alla patria. Vinta Venezia, il Carretta fu fatto prigioniero e condannato a vent’anni di ergastolo, dei quali ne scontò nove, parte nelle carceri di Gradisca e parte allo Spielberg, proprio nella cella che aveva già avuto, a suoi ospiti illustri, Silvio Pellico e Maroncelli. Riavuta la libertà, la causa nazionale lo ebbe sempre fra i suoi militi più caldi, ed unico compenso ebbe una tenue irrisoria pensione e la medaglia commemorativa delle campagne del 1848-49. Ora l’austero vegliardo, dalla fluente barba, dallo sguardo sempre vivido, dal cuore sempre vibrante di patrio entusiasmo, è stato creato cavaliere, tardo omaggio ufficiale accolto con giubilo dai suoi concittadini che lo ammirano e lo venerano.

 

L’Illustrazione della Marca Trevisana

04 luglio 1926

LE ISTITUZIONI AGRARIE ODERZO – MOTTA

E la fiorente rinascita agricola di quella zona.

 

Per avere un’idea del risveglio agricolo nelle zone dell’Opitergino e del Mottense bisognerebbe ricordare in quale condizione si trovavano nel dopo guerra: bisognerebbe ripensare alle rovine, all’abbandono, alla desolazione dei nostri paesi per comprendere il miracolo operato in pochi anni dai nostri agricoltori!

Quali i mezzi? L’istituto Nazionale della Cooperazione apri alle istituzioni agrarie Oderzo-Motta i primi crediti: poi il credito agrario largamente fornito dalla Cassa di Risparmio permise l’inizio dei più urgenti lavori.

Riattivate le sedi di Motta e di Ponte di Piave, ripristinata l’officina per il governo e la fabbricazione delle macchine, installato un grande impianto di selezione delle sementi da accordare gratuitamente agli agricoltori, si provvide ad ospitare negli ormai comodi locali della Sede centrale di Oderzo il consorzio zootecnico, l’agenzia dell’istituto federale di credito e della cooperativa veneta,, la cattedra ambulante, l’ufficio delle Poste e Telegrafi e l’agenzia delle Imposte. Cure intelligenti furono prodigate nel campo tecnico per migliorare le colture erbacee e quelle arboree, soprattutto la vite e il gelso; furono introdotte la coltura del tabacco, della barbabietola e del pomodoro; furono incoraggiate la cerealicoltura e l’orticoltura, mentre un valido impulso si apportava alla produzione foraggerà del prato, alle leguminose in rotazione e agli erbai, perché fosse possibile anche rapidamente accrescere e migliorare il ricostituito patrimonio zootecnico.

La battaglia del grano ha trovato nell’Opitergino numerosi e valorosi soldati che provvidero a introdurre e localizzare le sementi di razza eletta e a migliorare sotto tutti i riguardi la tecnica culturale: sicché possiamo oggi affermare che quasi la totalità del seme frumento che viene affidato al terreno è di razza eletta o notoriamente accreditata; che la localizzazione delle varie razze è fatta da moltissimi con criteri accreditati in base al diretto esperimento; che la concimazione è quasi sempre chimica, e non a base di soli perfosfati, ma anche di Sali azotati e potassici conosciuti ed apprezzati ormai da molti agricoltori; che la semina a righe, le cure culturali (erpicature rincalzature) hanno confortante diffusione, onde le produzioni medie sono già notevolmente in rialzo; mentre i risultati che si raggiungono nelle aziende più evolute sono auspicio sicuro che non lontana è per i nostri agricoltori la Vittoria del grano.

Non è qui il caso di diffonderci più ampiamente ad illustrare  tutta l’attività svolta per la ricostruzione delle nostre zone dalle Istituzioni agrarie: non parleremo de Comitato Distrettuale istituto per l’orticoltura, del Consorzio per la difesa della viticoltura, della Cooperativa bozzoli fiorente a Motta, del Consorzio stallonieri pure di Motta di Livenza e della latteria sociale di Meduna: sono tute iniziative di enorme utilità e di grande interesse create aiutate e sorrette sempre dalle Istituzioni Agrarie Oderzo-Motta. Sulle macerie della guerra fioriscono ormai le più rigogliose colture, mentre il Fante, ritornato alla terra, le prodiga tutta la sua sana fatica che farà ricca, grande, imperiale, l’Italia fascista del prossimo avvenire.

 

Santa Teresa del Bambino Gesù e la sua pioggia di rose

(PERIODICO MENSILE ILLUSTRATO DEI PP CARMELITANI SCALZI DI TOMBETTA – VERONA)
 

Anno II n°7 – luglio 1929
 

DA SAN GIOVANNI DI MOTTA - GIORNATA TERESIANA

Convenientemente preparata dal degnissimo Curato, ha avuto luogo domenica 28 aprile la Celebrazione Teresiana, che ben si può definire una vera apoteosi, sia per la solennità delle cerimonie, come per lo straordinario concorso di fedeli.

Alle 6.30 ha celebrato la S. messa il Rev. Curato che ha distribuito la S. Comunione ad oltre 600 persone e al Vangelo palesava tutta la sua letizia per il grandioso spettacolo di fede e di pietà verso la Santina del Carmelo. Alle 10, celebrò la Messa solenne il Superiore del Convento dei Carmelitani Scalzi di Treviso e disse sulle eccelse virtù della santa il Rev. Padre Tarcisio. Nel pomeriggio dopo la preghiera all’Altare della Santa dove era esposta la reliquia, tenne il panegirico lo stesso P. Tarcisio che con la sua eloquente e suadente parola, tenne conquisi i cuori dei presenti per ben un’ora. Seguì la solenne processione col simulacro di Santa Teresa del B.G. col seguente ordine: Croce, i Balilla, la Bandiera del Comitato Parrocchiale di Motta seguito da un numero interminabile di uomini, il Circolo Cattolico di S. Giovanni, la Banda Cittadina, la Scuola del SS. mo, gli Arcipreti di Villanova, di Meduna, di Brische, l’Economo Spirituale di Motta, i Rev.di Padri Carmelitani di Treviso il cui Superiore portava la S. Reliquia. Veniva quindi il Simulacro della Santa, pregevole opera della Valgardena e munifico dono d’una più Signora, portato dalle ascritte alla Congregazione di S.Teresa, quindi le Figlie di Maria, le Rev. Suore dell’Asilo e dell’Ospedale di Motta e di Meduna, altri sodalizi e chiudevano il grandioso corteo le donne.

La bella manifestazione di fede si chiuse nel piazzale della Chiesa, ove prima della benedizione con la Reliquia, il Rev. Curato rivolse alla folla devota la sua parola di riconoscenza per l’esito splendido della festa ed invocò dalla Celeste Santina, la promessa pioggia di rose sulle anima, sulle famiglie, sulla società e sulla Patria diletta. P.S.

 

Il Gazzettino 14 febbraio 1937 IL LIETO EVENTO DI CASA SAVOIA

Fino dal pomeriggio di venerdì si diffuse la notizia  del lieto evento che ha allietato Casa Savoia e la nazione intera. La cittadinanza tutta lo apprese con legittima esultanza,ed il tricolore ha sventolato ieri dagli edifici pubblici e dalle case private, come sarà esposto oggi e domani, nei quali giorni sarà fatta anche la illuminazione straordinaria. L'amministrazione comunale , interprete della esultanza della cittadinanza nella auspicata circostanza, ha spedito all'aiutante di campo S.A.R. il Principe di Piemonte a Napoli un vibrante telegramma di felicitazioni e  di ossequi. Inoltre il segretario del Fascio  ha spedito il seguente telegramma: aiutante campo S.A.R. Principe di Piemonte - Napoli - Fascisti mottensi con profondo compiacimento si permettono inviare per faustissimo evento auguri e felicitazioni Loro Altezze Reali Augusti Principi di Piemonte - Segretario Fascio Antonio Flora.

Il Gazzettino 11 maggio 1937 LA CELEBRAZIONE DELL'IMPERO

Domenica mattina con la partecipazione di tutte le autorità locali, delle formazioni del regime e giovanili inquadrate con la musica del dell'OND, vi fu una grande sfilata, che partendo da riviera Scarpa, per via 4 Novembre, piazza Luzzatti, via Roma, piazza S.Rocco, via 28 Ottobre e foro boario si portò in  borgo Girolamo Aleandro a rendere omaggio al monumento ai Caduti nella grande guerra e alla C.N. volontaria Celeste Sgorlon caduto in A.O.I . Nel pomeriggio in piazza Luzzatti fu tenuto un applaudito concerto preceduto e seguito dalle marcie patriottiche e della rivoluzione. La animazione del capoluogo si mantenne viva fino a tarda ora. 

ALLA BASILICA DELLA MADONNA

Col ritorno della buona stagione, l'affluenza dei devoti al nostro rinomato santuario va accentuandosi di giorno in giorno. Oltre al Convegno Mariano di cui abbiamo diffusamente parlato a suo tempo, e senza notare minori comitive, giovedì e domenica sono venute a farvi le loro divozioni due squadre di studenti del collegio Brandolini-Rota di Oderzo, circa un centinaio in tutti, i quali si accostarono anche alla Comunione.

LA STRADA DEL LUNGO LIVENZA

Giacché molto si è fatto ultimamente pel miglioramento stradale, specie nelle vicinanze della stazione ferroviaria, crediamo sarà presto effettuata una sistemazione che la renda transitabile anche in quel tratto del Lungo Livenza che congiunge piazza S.Rocco alla via 4 Novembre.

Il Gazzettino 19 maggio 1937 IL MERCATO

Diamo i prezzi di alcuni generi della nostra piazza trattati ultimamente:

BOVINI: Buoi di 1.a qualità a peso vivo al Q.le da L. 400 a 420; di 2.a da 370 a 390; Vitelli di 1.a da 550 a 580; di 2.a da 520 a 540; Maiale da carne da 500 a 600; Maiale da allevamento l'uno 100 a Lire 240.

CARNI: Bue al Kg da 6.60 a 7.20; Vitello da 9 a 10; Maiale da 5 a 8.70

UOVA E POLLAME: Uova al mille a 330; Tacchini al Kg da L. 4.50 a 5; Galline da 6.50 a 7; Polli da 8.50 a 9; Conigli a 3.20; Oche a 4; Faraone a 8; Colombi al paio a 4; anitre al Kg 4.

Il solito concorso di pubblico alle varie distribuzioni del mercato non ha mancato di fluire ininterrottamente per gli acquisti ordinari in via 4 Novembre, piazza Luzzatti, via Roma, piazza S.Rocco ecc.

IL SUCCESSO DELLA "BAIADERA"

Lunedì sera al nostro "Nuovo" la annunciata unica recita straordinaria della compagnia di operette di Enrico Dezan ha avuto un successo assai lusinghiero.

Il Gazzettino 22 maggio 1937

IL XXIV MAGGIO

Oggi alle ore 17, al Teatro Nuovo (g.c.) il camerata Candiamo prof. Italo, vice podestà di Treviso, incaricato dalla Federazione prov. Fascista, commemorerà il “24 maggio”.Oltre alle organizzazioni giovanili ed alle scolaresche, sono invitate alla celebrazione le autorità e la cittadinanza.

LA LITTORINA

Ieri nel pomeriggio lungo il tronco Treviso-Motta-Portogruaro ha fatta la sua prima comparsa una littorina. Il suo passaggio per la nostra stazione ferroviaria, ove ha sostato qualche minuto nell’andata e nel ritorno è stato oggetto di curiosità da parte di molti, che non avevano mai veduto il nuovo mezzo di rapido trasporto. Ai viaggi di istruzione seguiranno le prove della linea e quindi fra breve il veloce mezzo di locomozione farà il servizio regolare della linea Treviso-Motta-Portogruaro.

 
L'Azione 6 marzo 1943 IL PELLEGRINAGGIO DI TORRE DI MOSTO AL SANTUARIO DELLA MADONNA DEI MIRACOLI DI MOTTA DI LIVENZA

Solenne per il rilevante afflusso di devoti, commovente per l'ardente pietà fu il pellegrinaggio dei parrocchiani di Torre di Mosto al santuario della Beata Vergine dei Miracoli nel giorno dell'Immacolata di Lourdes. Guidate dal cappellano, con tutti i mezzi da trasporto e gran parte facendo il lungo cammino a piedi, quasi mille persone accorsero al Santuario. Era uno spettacolo edificante incontrare per via folti gruppi di pellegrini che recitavano in coro il S.Rosario. Alle ore 10.30 vi fu la S.messa solenne celebrata dal P. Aurelio Barbone, che al Vangelo rivolgeva calde parole di fede e di congratulazione ai pellegrini, invocando una particolare benedizione della Vergine sui nostri soldati e sulla Patria. La schola cantorum di Torre di Mosto eseguì con soddisfazione comune la Messa in onore di S.Rita da Cascia, a 2 voci, di Franco Vittadini, ed altri mottetti di circostanza. Quasi tutti i pellegrini si accostarono alla S.Comunione. Nel pomeriggio, alle ore 14 circa, seguì la funzione di chiusura con la Benedizione Eucaristica e il bacio della reliquia della Madonna. La fede e l'entusiasmo dei pellegrini si manifestava pure nei canti mariani eseguiti sia dalla schola cantorum femminile sia da tutta la massa dei devoti. Dinnanzi alla miracolosa immagine fu un passaggio continuo di fedeli in preghiera. E la Madonna benedirà certo questo popolo fiducioso e specialmente i cari assenti e i nostri soldati. Dopo la funzione, dinnanzi alla basilica furono fatti sei gruppi fotografici. Quindi i pellegrini ripartivano cantando alla Vergine dei Miracoli ancora una volta l'omaggio e il saluto delle loro anime credenti.